Budapest – Jethro Tull

Budapest è la traccia numero sei del sedicesimo album dei Jethro Tull, Crest of a Knave pubblicato l’11 settembre del 1987. Dalla durata piuttosto considerevole (10 minuti circa) essa è stata ispirata allo stesso Anderson in occasione di un concerto realizzato nella capitale ungherese nell’estate del 1986. Il giorno successivo, durante la colazione, Anderson notò una cameriera dal fisico piuttosto atletico e particolarmente alta, figura su cui si incentra l’intero brano.

Formazione Jethro Tull (1987)

  • Ian Anderson – voce, flauto traverso, chitarra, tastiere
  • Martin Barre – chitarra
  • Dave Pegg – basso
  • Doane Perry – batteria
  • Ric Sanders – violino

Traduzione Budapest – Jethro Tull

Testo tradotto di Budapest (Anderson) dei Jethro Tull [Chrysalis]

Budapest

I think she was a middle-distance runner…
(the translation wasn’t clear).
Could be a budding stately hero.
International competition in a year.
She was a good enough reason for a party…
(well, you couldn’t keep up
on a hard track mile)
while she ran a perfect circle.
And she wore a perfect smile
in Budapest… hot night in Budapest.

We had to cozy up in the old gymnasium…
dusting off the mandolins
and checking on the gear.
She was helping out at the back-stage…
stopping hearts and chilling beer.
Yes, and her legs went on forever.
Like staring up at infinity
through a wisp of cotton panty
along a skin of satin sea.
Hot night in Budapest.

You could cut the heat,
peel it back with the wrong side of a knife.
Feel it blowing from the sidefills.
Feel like you were playing for your life
(if not the money).
Hot night in Budapest.

She bent down to fill the ice box
and stuffed some more warm white wine in
like some weird unearthly vision
wearing only T-shirt, pants and skin.
You know, it rippled, just a hint of muscle.
But the boys and me were heading west
so we left her to the late crew
and a hot night in Budapest.
It was a hot night in Budapest.

She didn’t speak much English language…
(she didn’t speak much anyway).
She wouldn’t make love,
but she could make good sandwich
and she poured sweet wine
before we played.

Hey, Budapest, cha, cha, cha.
Let’s watch her now.

I thought I saw her
at the late night restaurant.
She would have sent blue
shivers down the wall.
But she didn’t grace our table.
In fact, she wasn’t there at all.
Yes, and her legs went on forever.
Like staring up at infinity.
Her heart was spinning to the west-lands
and she didn’t care to be
that night in Budapest.
Hot night in Budapest.

Budapest

Credo che fosse un mezzofondista …
(la traduzione non era perfetta)
Poteva essere un grande eroe in erba
Competizioni internazionali tra un anno.
Lei era un motivo sufficiente per una festa…
(beh, non potevi tenere il passo
su un miglio in pista)
mentre lei corse un giro di pista perfetto
e mostro un sorriso perfetto
a Budapest… una calda notte a Budapest

Ci siamo messi comodi nella vecchia palestra
rispolverando i mandolini
e controllando le attrezzature
Lei stava dando una mano nel back-stage…
fermando cuori e raffreddando la birra.
Si, le sue gambe continuavono per sempre
come fissassero l’infinito
attraverso dei collant di cotone
lungo una pelle di raso.
Una calda notte in Budapest.

Potevi tagliare il calore
sbucciarlo con il rovescio di un coltello.
Sentirlo soffiare dagli altoparlanti
Sentire come stessi giocando per la tua vita
(se non per il denaro)
Una calda notte in Budapest.

Si chinò per riempire il contenitore di ghiaccio
e mise dentro un po’ di vino caldo
come qualche strana visione ultraterrena
che indossa solo una t-shirt, pantaloni e pelle.
Sai, increspato, solo un accenno di muscolo
ma io ed i ragazzi stavamo andando ad ovest
quindi la lasciammo alla squadra notturna
e ad una calda notte in Budapest.
Era una calda notte in Budapest.

Lei non parlava molto l’inglese
(non parlava molto comunque)
Non voleva fare l’amore,
ma avrebbe potuto fare ottimi panini
e versò del vino dolce
prima che suonassimo.

Ehi, Budapest, cha, cha cha.
Guardala ora.

Ho pensato che l’avrei vista
al ristorante a tarda notte
Avrebbe inviato brividi
osceni lungo il muro
Ma lei non onorò il nostro tavolo
In realtà, lei non c’era affatto.
Si, le sue gambe continuavono per sempre
come fissassero l’infinito.
Il suo cuore metteva in agitazione l’occidente
e a lei non importave di essere
quella notte a Budapest.
Una calda notte a Budapest.

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